Tra le cose successe in questa settimana c’è la celebrazione della giornata contro la violenza sulle donne, tema di cui si discute troppo poco. Perché nel 2016 ci sia ancora bisogno di una celebrazione del genere non richiede troppe spiegazioni: basta andare a vedere gli insulti a Laura Boldrini che lei stessa ha raccolto e pubblicato sulla sua pagina facebook. Valgono più di mille altre spiegazioni.

Un’altra notizia di cui si è discusso troppo poco è di appena qualche giorno fa: Martin Schultz tornerà a dedicarsi alla politica nazionale, candidandosi per i socialisti tedeschi nel suo collegio.

La cosa ha colto di sorpresa, ma non solo noi: sembra che i membri del Parlamento Europeo e del gruppo socialista ne fossero all’oscuro, tanto che, solo il giorno prima, Gianni Pittella aveva dichiarato che Schultz sarebbe stato il candidato dei socialisti alla presidenza del Parlamento UE per la seconda metà della legislatura. Certo, si spera che il ritorno in patria di un alto dirigente quale Schultz aiuti l’SPD a vincere le prossime elezioni, ma il PSE ha ora il problema di individuare un candidato utilizzando modalità nuove: potrebbe essere il momento giusto per adottare forme di partecipazione che coinvolgano nelle scelte i progressisti europei nei diversi paesi.

Il Socialismo Europeo perde così il suo primo cavaliere; eppure quanto ce ne sarebbe bisogno, quanto ci sarebbe bisogno di una battaglia a viso aperto per cambiarla per davvero questa Europa. Quanto ci sarebbe bisogno di un’Europa che rilanci il suo profilo di crescita e sviluppo, che riveda radicalmente i vincoli previsti dal Patto di Stabilità, che rilanci il suo profilo sociale e redistributivo. Un’Europa che investa in istruzione e innovazione, che rompa le barriere tra gli Stati in un’ottica di reale solidarietà e di aiuto ai paesi più in difficoltà. Un’Europa che faccia una battaglia senza quartiere, e senza vincoli, contro la disoccupazione e che rilanci la sua vocazione Welfaristica. Purtroppo noi vediamo sorgere un’altra Europa: quella dei muri, dell’intolleranza, dei confini nazionali, che impedisce di intervenire in campo socio-economico con politiche fiscali espansive a livello statale, che sembra più vocata alla stabilità finanziaria che allo sviluppo sociale. In tutto ciò quei parlamentari che ci stanno provando per davvero vanno ringraziati per il lavoro prezioso che svolgono. Vanno anche compresi coloro che gli effetti di questa Europa li subiscono sulla pelle, e che per conseguenza si coprono con le calde quanto illusorie coperte dei populismi delle destre: è il socialismo europeo che deve andare loro incontro, non l’inverso.

Insomma, per chiudere: noi ad una nuova Europa crediamo veramente, ma chiediamo che sia davvero oggetto di una battaglia politica da parte dei socialisti europei. Così finora non è stato, ed vedere il primo candidato del PSE alla presidenza della Commissione UE chiudersi nel suo paese d’origine non è un bel segnale. Anche perché il rischio è quello di scoprire che il socialismo europeo, oltre ad avere sempre meno cavalieri, continui a scarseggiare anche di cavalli.

P.s. A proposito. Anche la morte di Fidel Castro ci ha colto di sorpresa. Ogni personaggio determinante dello scorso secolo porta con sé luci ed ombre. Alcuni di loro però hanno rappresentato la speranza di un mondo diverso, di conquista della giustizia sociale per enormi masse popolari. Altri, in sincerità, no.