Non esistono scorciatoie per ridare un ruolo centrale al Partito Democratico nella città di Roma. Non esistono politicamente, dato lo stato della sua struttura e della sua organizzazione interna, non esistono amministrativamente, data la nuova fase che si è aperta con il governo dei 5 stelle.

Nella nostra discussione congressuale due cose non dovrebbero mancare: la capacità di analizzare la realtà intorno a noi e quella di proporre soluzioni per cambiarla. Questa è la responsabilità di un Partito che vuole essere uno strumento a disposizione dei cittadini romani.
Occorre capire l’origine dei nostri errori, tanti nei diversi anni, e come imparare da essi per fare dei passi avanti. Se la discussione continuerà nei modi e nelle forme con cui è avvenuta fino ad ora, con i consueti tatticismi, con i classici giochi di posizionamento che hanno caratterizzato il Pd nella capitale in questi anni, dobbiamo sapere che è su di noi che peserà la responsabilità di un nuovo governo a 5 stelle o della destra alle prossime elezioni amministrative.
Roma, infatti, è la prima capitale europea a reagire alle classi dirigenti che l’hanno gestita in maniera così radicale, consegnando il suo destino ad una somma composta da un altissimo voto ai partiti populisti ed un tasso crescente di astensione.
Proprio l’astensione è un elemento cruciale, che andrebbe identificato e studiato, poiché esprime un atteggiamento di distacco e sfiducia – forse anche più pericoloso del consenso ai populisti – verso gli istituti democratici.

Quella di Roma è una questione nazionale.

E’ la Capitale, il volto del nostro paese nel mondo. Il suo stato, la sua amministrazione, non ha ricadute solamente sui suoi cittadini, ma su tutto il paese. Fa male vedere il suo stato di degrado e di incuria, così come fa male vedere la miope e scarsa considerazione che le classi dirigenti hanno della nostra città. Ma se questo è vero, è anche vero che è proprio dai cittadini e dalla politica romana che dovrebbe partire un moto d’orgoglio, uno scatto di reni di chi ha l’ambizione di vincere la sfida di rilanciare il ruolo di Roma in Italia e nel mondo.
Fino a quando Roma non avrà una nuova e credibile classe dirigente non riuscirà neanche a ribadire la sua importanza nel paese, e verrà ancora di più vista come luogo di spreco e di malagestione amministrativa.

Il ruolo del Partito Democratico a Roma deve essere questo: offrire ai cittadini romani, a partire dagli ultimi, la possibilità di partecipare al rilancio della loro città, la capitale d’Italia. E’ una redistribuzione di potere quella che deve essere messa in campo dal Partito Democratico, dando la possibilità di avere un ruolo da protagonisti a quella moltitudine di persone messe ai margini dalla crisi sociale ed istituzionale che ha colpito la città. I nostri problemi sono dovuti soprattutto da questo: nel corso degli anni abbiamo smarrito questa come prima via della nostra azione politica quotidiana, pensando che per compiere questa operazione bastasse la sola via amministrativa, nella quale, in assenza di una classe dirigente all’altezza, le dinamiche di potere hanno preso il sopravvento.

Il Documento prova così a proporre un’analisi della vicenda politica della città ed a fornire qualche spunto per il futuro Partito Democratico di Roma. Sarà infatti sulla capacità dei gruppi dirigenti di disegnare la Roma ed il Partito del futuro che si svolgerà questo congresso: se non saremo in grado di svolgere questa operazione otterremo solamente un effetto, ossia ampliare lo scollamento presente tra i cittadini ed il Partito Democratico.

 

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